Nov302008

Un attimo

Grazie ad Emanuele, aka P|xel, ho ritrovato questa bellissima pubblicità:

In questo momento:

  • 2 milioni di persone sono in macchina,
  • 650 milioni si stanno incontrando
  • 700 milioni si stanno innamorando
  • 5 milioni stanno coccolando i propri cuccioli
  • 2,3 miliardi di persone stanno mangiando
  • 321 milioni di persone stanno volando e 321 stanno atterrando
  • 270.000 stanno esplorando (nuove alternative)
  • 900.000 stanno studiando
  • 3 miliardi stanno camminando
  • 6 milioni stanno firmando
  • 1 milione di donne stanno nel letto con un dolce
  • 72 milioni stanno tornando indietro

Swatch: Time is what you make of it.

Nov162008

Pippo, Pluto e Paperino. In auto.

Un dialogo ambientato a Paperopoli:

Pippo: “Andiamo ad Ariccia a mangiare la porchetta?” “Andiamo a Fregene? Al mare? E a ballare” “Scendiamo insieme a casa?”
Paperino: “Si! Ma smezziamo la benzina”. [NdR: Però dividiamo il costo della benzina]

Questo è il tipico dialogo in un gruppetto di ragazzi, di studenti universitari, non solo a Paperopoli.
Qualcuno resta sconvolto, e dice, sottovoce, all’amico del cuore: “che cafonaggine, chiedere addirittura di smezzare la benzina, ma siamo amici da una vita!!
Io rispondo: mi pare il minimo, oltre anche al pedaggio autostradale

Mi stupisco, ogni volta, come si debba addirittura dire “smezziamo la benzina”. Dovrebbe essere sottointeso, dato per assodato.

Ovviamente, Paperino può sempre dire: “non ti preoccupare, Pippo; tanto c’è Zio Paperone che mi finanzia!”

Chi “sceglie” di prendere la macchina:

  • Corre dei rischi, decidendo di guidare lui per tutti. In caso di incidente, la macchina danneggiata sarà la sua; e non solo la macchina…
  • Si affatica più degli altri, dovendo mettere attenzione alla guida; mentre gli altri possono tranquillamente dormire
  • Rinuncia alla sua libertà personale, infatti non potrà bere alcolici; o almeno non dovrebbe!
  • Usura la macchina

Spesso, infatti, ci si dimentica che possedere una macchina determina:

  • L’investimento di un capitale iniziale (il costo della macchina)
  • Il costo-opportunità del capitale iniziale (se compro la macchina, non posso investirli in PCT - Pronti contro termine)
  • Il costo dell’assicurazione RCA e Furto
  • Il costo della Tassa automobilistica e della revisione
  • Il costo per il carburante e i pneumatici
  • Il costo per le riparazioni e manutenzioni.

Dunque, il costo del carburante è una delle tante voci che costituiscono il costo legato all’utilizzo di una macchina; quello che forse, ha un coefficiente al chilometro maggiore, ma non il solo.

L’ACI ha pubblicato il costo chilometrico. L’ammontare minimo è di 0,40 € al chilometro. I costi chilometrici sono stati calcolati tenendo in considerazione:

  • Costi annui non proporzionali alla percorrenza; ovvero tutti i costi che in ogni caso l’automobilista deve sostenere, indipendentemente dal grado di utilizzazione del veicolo
  • Costi annui proporzionali alla percorrenza; di cui la benzina rappresenta una quota parte; ovvero i costi che direttamente o indirettamente sono connessi al grado di utilizzazione del veicolo stesso.
Ott252008

I leader di successo.

Il grande Capo

Mi ha molto colpito questo articolo. Talmente che lo riporto integralmente:

Per fare prosperare e vivere a lungo un’impresa o un’istituzione, il capo non deve solo saper scegliere ma anche formare i suoi collaboratori, farli crescere. Per riuscirci deve occuparsi di loro, motivarli, metterli alla prova, correggerli, farli tentare di nuovo. Ho visto però molti imprenditori, molti manager e alti funzionari pubblici che invece tendono a concentrare tutto nelle proprie mani. Assegnano ai collaboratori un compito limitato, specifico, gli forniscono solo poche informazioni. E guai se qualcuno allarga un po’ la sua visuale, se fa nuove proposte originali, se prende iniziative.

Perché agiscono in questo modo? Alcuni lo fanno perché sono dei mediocri, non sanno affrontare e risolvere i problemi, non sanno decidere. Chiacchierano, promettono, rinviano. Non delegano perché temono che i collaboratori possano superarli, sono terrorizzati all’idea che qualcuno di essi possa offuscare il loro ruolo e, domani, usurparne il posto. Invidiano chiunque emerga e perciò lo frenano, lo frustrano, lo paralizzano.

Ci sono però anche dei capi che, pur essendo attivi ed energici, non delegano e non insegnano. Di solito lo fanno perché non hanno fiducia negli esseri umani, sono sospettosi, vedono dovunque complotti e intrighi e temono che i dipendenti possano sbagliare e fargli fare cattiva figura. Vogliono attorno a sé solo degli esecutori, non dei collaboratori. Per giustificarsi dicono che non trovano persone capaci, in realtà sottovalutano gli altri e sopravvalutano se stessi. Sono autoritari, vogliono essere gli unici protagonisti dell’impresa, però quasi sempre falliscono perché perdono tempo in questioni di dettaglio e trascurano quelle importanti.

Ci sono infine dei capi che non fanno crescere i propri dipendenti perché pensano solo a se stessi. Non gli importa nulla dell’istituzione che governano, del suo sviluppo, del suo futuro, vogliono solo far bella figura e aver successo finché la dirigono loro. Non gli interessa cosa succederà dopo, non vogliono né un continuatore né un erede, non gliene importa niente.

Chi si preoccupa allora di fare crescere i suoi, di formarli, di farli diventare dei capi? Solo chi si sente tanto forte da poter aiutare gli altri, solo chi pensa più all’istituzione che a se stesso e si considera uno strumento per orientarla ad inventare cose buone e che durano nel tempo. E comprende che, se si circonda di persone motivate, valide e capaci, alla fine ne avrà meriti e riconoscimenti.

Via Corriere della Sera | Vale

Ott122008

Facebook e la privacy

Facebook

Facebook, killer application, fenomeno di massa con oltre 100 milioni di profili (facce) attive (ad agosto 2008), quinto sito per visite ricevute, strumento potentissimo, passatempo preferito da molti, soffre di un bug: la privacy.
Serata, festa, foto. Trinomio notevole ed inizio di crisi. “Domani mattina tutti su Facebook“. Questa è la tipica frase! Ognuno di noi è taggato, grazie alla più grande opera di collaborazione mai vista. Le foto sono alla mercé di tutti, condivise senza criterio, senza mai pensare che io (un io qualunque) possa non essere felice di farsi vedere com’era in quel momento, da altri amici (a cui aveva detto che era a casa malato), dal suo capo (mentre era ubriaco fradico), dai suoi genitori, dalla sua amante (mentre era in compagnia dell’altra metà).
Quanti problemi? Quante litigate? Quanti malintesi possono nascere?
Non si potrebbe semplicemente condividere le foto solo con gli altri amici (di facebook) presenti alla festa? Invece che con everyone?
La legge di base per fotografia è la 633 del 22 aprile 1941, poi modificata dal DPR 19/79 e, più recentemente, dal Dlgs 154/97 e poi dalla legge 248/2000. Il principio di base è che

il ritratto di una persona non puo’ essere esposto, riprodotto e messo in commercio senza il consenso di questa.

E’ sufficiente guardare questi esempi per capire il limite.
Ritengo che questo principio legislativo venga completamente disatteso.
Credo, tuttavia, come già evidenziato da Barbara, che non ci sarebbe nemmeno bisogno di una legge, ma del buon senso. Facebook è uno strumento potentissimo, ma usiamolo con la testa.
Delle mio ritratto posso disporne come voglio, ma non di quello degli altri.
Pensiamoci!